venerdì 3 agosto 2007

L'ILLUSIONE DEI BIOCARBURANTI



La pasta sta rincarando a vista d’occhio perché il prezzo del grano duro è raddoppiato in un anno. Anche il pane aumenta, come il latte (33% da gennaio a luglio 2007) e lo zucchero, tanto che i giornali americani stanno parlando di “agflazione”, ovvero inflazione indotta dal prezzo dei prodotti agricoli.
Le scorte mondiali di cereali stanno calando: nel 2000 erano 115 giorni di consumo, nel 2007 saranno 53 giorni, il punto più basso da 47 anni. Non sono fantasie, è un dato del Ministero dell’Agricoltura statunitense (USDA). E nell’esercizio 2006-07 la domanda mondiale di cereali supererà l'offerta e le previsioni future non sono certo rosee (vedi http://www.fas.usda.gov/psdonline/psdhome.aspx).I motivi sono tanti: scarsità crescente di acqua, aumento della popolazione, degrado della fertilità dei terreni, rincaro dei fertilizzanti e carburanti, cambiamento di stile di vita e utilizzo dei terreni per produrre fonti di biocarburanti.
A parità di potere nutritivo, consumare proteine animali equivale a consumare 3-7 kg di cereali (come mangime) al posto di 1 kg di cereale usato direttamente come alimento umano.
Gli USA, maggior produttore di cereali del mondo, nel 2000 destinavano il 4% della loro produzione di granoturco alla produzione di etanolo; nel 2006 è stato il 20% e nell’ultimo anno il prezzo del granturco è raddoppiato.
Nel 1975 l’India aveva raggiunto la autosufficienza nella produzione di frumento; ora è tornata ad importarne. Ma il grande problema è la Cina.
Nel 2008 la Cina diventerà importatore di grano. Le falde acquifere della Cina settentrionale, che produce più della metà del grano cinese e un terzo del suo mais, si stanno abbassando più velocemente di quanto si credesse. Il nord della Cina si sta prosciugando perché l’estrazione supera di 37 milardi di ton/anno la velocità con cui le riserve si rigenerano. La richiesta d’acqua ai tre fiumi che scorrono verso est nella piana settentrionale della Cina - l’Hai, il fiume Giallo e lo Huai - è eccessiva, tanto che i tre fiumi diventano secchi per lunghi periodi. Nello Shandong, la provincia cinese che produce più grano, la portata del fiume Giallo è scesa del 40% in 15 anni. La provincia di Heibei che aveva 1.052 laghi oggi ne ha solo 83. Intorno a Bejing i pozzi d’acqua erano di poche decine di metri; oggi bisogna scendere a 1.000 metri. Gran parte della Cina sta esaurendo le sue “miniere di acqua”.
Agricoltura ed industria cinesi competono nel prosciugare la falda, ma l’industria è disposta a pagare l’acqua ben 70 volte più dell’agricoltura, che quindi è perdente. Benchè il 49% delle popolazione sia ancora addetta all’agricoltura (contro lo 1% degli USA ed il 2% della UE), la produzione di cereali scende. Bisognerebbe introdurre l’irrigazione a goccia, che consuma circa 1/10 dell’acqua, ma servono forti investimenti. Così la produzione di cereali scende.
Non è solo un problema cinese, è di tutto il mondo. Siccome ci vogliono 1.000-1.500 tonnellate d’acqua per produrre una tonnellata di cereali, importare grano è come importare acqua ed è probabilmente quello che la Cina farà. L’import stimato potrebbe essere di 10 M ton, circa il 10% del commercio mondiale, facendo salire brutalmente i prezzi. A quel punto, converrà ancora produrre biocarburante, ovvero convertire alimenti in carburante? E come si evolverà il potere politico, fra petrolio e disponibilità di cereali?
Si può permettere la Cina tanto import? Sì e come! L’attivo delle sua bilancia commerciale solo verso gli USA è di circa 100 miliardi di dollari l’anno, il doppio del valore della intera produzione cerealicola statunitense.
Così il cerchio si chiude ed il triangolo petrolio-acqua-soldi detterà le leggi dell’economia mondiale innescando – dopo tanti decenni – una spirale inflazionistica di origine non più petrolifera ma agricola che, come al solito, colpirà i più deboli. Possiamo consolarci solo pensando che il prezzo degli immobili scenderà, ma non è gran che.

Letture consigliate: «World food shortages: pushing interest rates up», LiveJournal, 20 giugno 2007 (vedi anche http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2088&parametro=%20economia)

Giovanni Leonida




2 commenti:

RP ha detto...

Mi sono chiesto, dopo la lettura, quali potrebbero essere le strategie e le azioni politiche in grado di riequilibrare il sistema acqua-petrolio-denaro. Implicitamente ho condiviso la diagnosi di Leonida.
C'è, io credo, un grande rischio nel lasciare alla politica tradizionale il governo di questa emergenza ed è quello di un pesante condizionamento delle oligarchie che oggi governano il mondo: quelle del petrolio, della politica, delle banche.
C'è però una forza emergente in tutto il mondo, di cui si parla pochissimo sui media, ed è quella delle popolazioni attive, partecipative, che vogliono influenzare direttamente col loro impegno le scelte.Sono un numero enorme di comunità, di gruppi, di movimenti i cui valori sono nella direzione della sostenibilità e della equità.
Questi gruppi possono con la loro azione determinare scelte politiche rilevanti, da un lato, e agire subito, dall'altro.
Agire subito ? Significa impegnarsi subito sul fronte del risparmio a tutto campo. Risparmio energetico, risparmio logistico, risparmio alimentare.
E' il RISPARMIO la prima arma per re-indirizzare lo sviluppo del mondo.
Renzo Provedel

SOS-LOGISTICA ha detto...

Grazie per il suo commento

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